Ho iniziato dalla fotografia.
Credevo che il mio lavoro fosse creare immagini belle, precise, capaci di raccontare qualcosa. Poi ho capito che un’immagine può essere impeccabile e non dire niente.
Può essere curata, luminosa, corretta — e restare comunque lontana dalla verità di un progetto.
Il problema, spesso, non è la foto.
Non è il video.
Non è il contenuto.
È che nessuno si è fermato abbastanza a guardare cosa c’era davvero da portare fuori.
Oggi lavoro tra direzione creativa, comunicazione, fotografia, video
e mentoring per attività, brand
e persone creative che non vogliono più sembrare più fredde, più piccole
o più generiche di ciò che sono.
Entro nei progetti prima dell’esecuzione.
Leggo ciò che è vivo. Tolgo ciò che è intercambiabile.
Tengo la tensione tra bellezza, verità e desiderio.
Da quel momento non eseguo più.
Dirigo.